BLADE RUNNER
In un futuro non molto lontano, Harrison Ford setaccerà le squallide vie di Los Angeles a caccia di r
eplicanti. Inquietante ma al tempo stesso intrigante. Fine del 2019 –per noi quasi un dopodomani-: la città degli angeli è caduta negli inferi; tetra, cupa e incredibilmente sovrappopolata, stabilisce il giusto equilibrio tra l’estrema fantasia e la realtà. In un epoca dove i centri urbani non sono altro che una fitta ragnatela di grattacieli scarsamente illuminati, dov’è possibile circolare con vetture volanti e lo smog è tale da offuscare la luce del sole, la visione del mondo è ancora la stessa. Gli uomini non hanno super poteri, i loro abiti non sono in alluminio ma seguono una moda stilizzata degli anni ’80 e le automobili -apertura delle portiere in verticale a parte-, non hanno particolari modifiche nell’aspetto o nella meccanica. La filosofia dell’ambientazione di base si concentra per lo più sullo squallore e sulla decadenza della società: la maggior parte della popolazione è stata trasferita, infatti, nelle colonie extramondo, mentre coloro che abitano ancora la Terra non sono altro che poveri o malati (e quindi non idonei al trasferimento).
Pur essendo una pietra miliare del cinema di fantascienza, Blade Runner non si fonda su una visione esasperata del futuro e delle tecnologie –come siamo abituati a vedere -, bensì concentra le proprie riflessioni sulla natura dell’uomo: emozioni, passioni e paure che lo contraddistinguono, qui, dai replicanti. Identici all’essere umano sia nell’aspetto e nella personalità, questi difettano però nei sentimenti. Possono sì provare emozioni, ma altro non sono che una programmazione. Nulla di spontaneo, nulla che sia legato alla propria memoria né alle proprie esperienze. In definitiva, ciò che manca ai replicanti è una propria ragion d’essere, una completa conoscenza di sé. La prospettiva dell’essere si confronta infine con il tema della morte; per rendere i replicanti sempre più simili agli umani, i loro creatori hanno dato loro una data di scadenza: 4 anni di vita. Ed è proprio questo il punto attorno a cui ruota il pensiero di fondo di Blade Runner, il costante confronto con la morte, la paura, il desiderio dell’immortalità e l’angoscia. Partendo da questo presupposto, è facilmente intuibile la scelta della fotografia di Jordan Cronenweth, che crea per l’intera durata del film un’atmosfera tetra, squarciata qua e là da qualche lama di luce; forse che questa sia la metafora della costante lotta tra la morte e la vita, dove la pesante tenebra dell’abisso soffoca l’accecante desiderio dell’immortalità? La speranza soccombe, tradita da quel fioco raggio di sole che si disperde e viene assorbito dalla fitta nebbia dello squallore di Los Angeles.
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SCHEDA
Titolo originale: Blade Runner. Anno: 1982. Genere: Fantascienza. 116 min. Colore. USA. Regia: Ridley Scott. Soggetto: Philip K. Dick. Sceneggiatura: Hampton Fancher, David Webb Peoples. Fotografia: Jordan Cronenweth. Musica: Vangelis. Produzione: The Ladd Company, Sir Run Shaw, Tandem Productions per Warner Wros. Interpreti: Harrison Ford, Rutger Hauer, Sean Young, Daryl Hannah, Brion James, Joanna Cassidy, Edward James Olmos, M. Emmet Walsh, Joe Turkel, William Sanderson, Morgan Paull.
RICONOSCIMENTI
BAFTA AWARD 1982: Miglior fotografia (Jordan Cronenweth), Migliori costumi (Charles Knode, Michael Kaplan), Miglior scenografia (Lawrence G. Paull).
PREMIO HUGO, 1982: Migliore rappresentazione drammatica.
LONDON CRITICS CIRCLE FILM AWARDS, 1982: Special Achievement Award (Lawrence G. Paull, Douglas Trumbull, Syd Mead).
LOS ANGELES FILM CRITICS ASSOCIATION AWARD, 1982: Best cinematography (Jordan Cronenweth).
LAS VEGAS FILM CRITICS SOCIETY AWARDS, 2007: Miglior dvd (Blade runner: The final cut).
THE SATURN AWARD, 2007: Miglior edizione special dvd (Blade runner: The final cut).
Bel film! Devo dire che mi é molto piaciuto…nonostante le aspettative molto alte dato che ne avevo sempre sentito parlare(“ho visto cose che voi umani…” é solo uno dei tanti riferimenti che si sentono in giro e anche da alcuni prof. all’uni, pensa che uno si é messo a parlare del progettista di occhi a lezione!!!). Sarà anche perché in quel periodo stavo studiando Intelligenza artificiale e non ho potuto fare a meno di pensare alla macchina di Turing dopo che eseguono il test sui replicanti all’inizio del film!
Tra l’altro, ha avuto un successo di gran lunga maggiore rispetto al libro da cui é tratto, “Il cacciatore di androidi”, che probabilmente sarebbe finito nell’oblio della lettaratura di fantascienza se Ridley non avesse deciso di farne la trasposizione cinematografica.
Ho anche riconosciuto l’attrice che interpreta Rachael, ma non riuscivo assolutamente a ricordarmi dove l’avessi già vista per poi scoprire che era la protagonista di un film indiscutibilmente meno interessante, Dr. Jekyll & Miss Hyde.
A te é piaciuto?
Ehehehe, si vede che ha parlato un informatico! =D Comunque, devo ammettere che il genere non è proprio tra i miei preferiti, però ho apprezzato il fatto che non fosse una fantascienza “esagerata” e che si tratti di argomenti abbastanza plausibili (ad esempio ho visto un documentario in cui parlavano di uno scienziato giapponese che ha creato un androide identico a lui). Chi come me non è del “settore”, spesso ha difficoltà a tradurre il linguaggio tecnico che viene usato SEMPRE nei film di fantascienza -che è pure scocciante, perchè perdi i punti cardine della trama!-. Qui invece il linguaggio mi è sembrato a portata di tutti, un film senza troppe pretese, che non si impone e facilmente comprensibile… con un suo perchè!
Adoro questo Film….Non so quante volte l’ho visto….
Davvero? Pensa che per me era la prima volta!!:P
Anche io nonostante questo film sia famosissimo (basti pensare che da una sua battuta è nato il modo di dire “Ho visto cose che voi umani…”) l’ho visto per la prima volta nemmeno due anni fa.
La decisione di vederlo è nata dal fatto che un mio docente lo citava praticamente in ogni sua lezione. Quindi, ho pensato che, nonostante io non ami la fantascienza, nel curriculum di un ingegnere informatico fosse d’obbligo averlo visto almeno una volta! Devo ammettere che nonostante i miei pregiudizi verso il genere questo film mi ha conquistata subito!
Nessuno ha accennato al fatto che esistano due versioni del film. La prima è quella voluta (imposta) dalla Warner Bros, per riuscire a vendere meglio il prodotto, “mascherandolo” con una facciata classica di storia e personaggi: l’eroe, la bella, l’antagonista e il lieto fine. Succede in genere che in seguito escano le Director’s Cut dei film, ma nel caso di Blade Runner la prima uscita ne svela abbastanza il “maneggio” da parte della produzione: la voce fuori campo del protagonista che lo presenta come una persona sposata ma anche frustata, la colomba che vola verso un cielo limpido e le riprese finali di una natura incontaminata lontana che fa respirare lo spettatore. Quest’ultime vengono direttamente dal non-montato del film Shining di Kubrick.
La versione originale mantiene l’incognita sulla natura di Deckard sin dal principio, quasi svelandola quando vengono mostrati i suoi sogni (l’unicorno è il classico esempio di algoritmo della fantasia). Manca la voce fuori campo, la colomba vola verso un cielo nero e sporco e i bei paesaggi scompaiono.
Il finale svela una continuazione della storia ben diversa e allo stesso tempo pericolosa, perchè il protagonista scopre, come la ragazza, di essere un Replicante, e ogni sua reazione (che non viene mostrata) può essere devastante e inaspettata.
Il cattivo diventa così il ritratto di una parte di società che il Potere vuole eliminare. Alla fine diventa un Guru della Rivoluzione dei Replicanti. Sopravvivere il più possibile per dimostrare ai veri nemici del popolo il valore della vita e cercare di “convertirli” con altri sistemi che non siano la violenza è il profondo messaggio che Scott voleva e doveva sottolineare, per non rischiare d’invertire il ruolo e conseguentemente il fraintendimento.
Hai ragione a voler sottolineare il fatto che esistano due versioni di Blade Runner, e ti ringrazio per la spiegazione esauriente e molto interessante. Ho evitato di nominarlo per due motivi, prima di tutto perchè il Director’s cut non è nella lista dei 100 migliori film usa di sempre, perciò ho preferito concentrarmi sulla versione commerciale e i temi principali; in secondo luogo, volevo evitare di scrivere una copia delle info già scritte su wikipedia!
Su Blade Runner si potrebbero scrivere interi libri, come molti film ha un’infinità di sfumature e filosofie. A me ha interessato particolarmente la questione dell’essere e della coscienza, essendo ufficialmente il primo film ad aver posto la questione al pubblico e da cui derivano molte altre opere che cercano di dare una risposta o di approfondirla da altri punti di vista.
Grazie davvero per il tuo intervento, spero di poter leggere qualche altro tuo commento per gli altri film. Cosa mi piace dei blog soni proprio le conversazioni che derivano dai post e che arricchiscono gli argomenti in modo più esauriente!! Alla prossima, e grazie ancora.
Roberta
Alla prossima