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I 100 film americani migliori di sempre

FA’ LA COSA GIUSTA

New York: in un lembo d’asfalto di Brooklyn, sorge un isolato attorno al quale ruota un micro mondo multietnico, Bedford Stuyvesant; coreani, italiani e portoricani sono la cornice di una comunità per lo più di stampo afroamericano. In una così piccola frazione di terra, appena una via e un paio di angoli, le ideologie e le intolleranze razziali vanno strette agli abitanti di quartiere, e il torrido caldo estivo non fa che alimentare le insofferenze verso il diverso. Love Daddy, il radiofonico di zona, attraverso i suoi commenti al microfono si fa narratore e arbitro degli eventi durante la giornata più calda dell’anno; grazie alla sua emittente, che vanta un comodo posto in prima fila sulla strada, assiste direttamente allo svolgersi degli eventi nel giro di sole 24 ore.
Bedford Stuyvesant è una città nella città, dove il forte senso di appartenenza al quartiere viene alimentato dal pregiudizio, unico vero protagonista della storia. L’italiano è visto come un pizzaiolo mangia-spaghetti, il nero è un mangia-pollo-fritto con la catena d’oro al collo, il coreano è l’occhi a mandorla che non parla l’inglese, mentre il portoricano un mangia-fagioli con le scarpe a punta. L’astio per lo straniero è fortemente radicato, e ogni diversità viene tradotta come un affronto personale. Per dar maggior spessore alle ideologie di base della trama, Spike Lee dipinge infatti i personaggi principali secondo i più comuni stereotipi razziali, esaltandone i vizi e stilizzandone il colore. I neri sono vittime del ghetto, vestono larghe maglie di football, parlano slang e attaccano briga per un nonnulla. Gli italiani sono i soliti pizzaioli di stampo meridionale, con la canotta unta e un forte senso della famiglia, severi e un poco bigotti. Gli asiatici hanno grosse difficoltà a imparare la lingua, un forte senso per gli affari e gestiscono la maggior parte dei negozi di frutta e verdura a basso costo di New York. Qui, la vita è una lotta continua per la supremazia sul quartiere, combattuta per lo più dai neri contro l’integrazione degli stranieri nella loro zona e, soprattutto, contro le forze dell’ordine; dall’altra parte, i nuovi arrivati difendono le proprie radici con fermezza.
Che cosa significa fare la cosa giusta in un angolo simile di Brooklyn? Per Spike Lee, la risposta non è troppo scontata. Nonostante il richiamo alla tolleranza da parte del narratore, Love Daddy -Samuel L. Jackson-, la cosa migliore è lottare per l’affermazione delle proprie radici e schierarsi quindi con i propri simili, a dispetto dei datori di lavoro stranieri o delle amicizie maturate nel tempo. E com’è presumibile, ciò che ne consegue sarà la supremazia di un colore su un altro.

GUARDA ANCHE IL TRAILER, LE SCENE PRINCIPALI E L’INTERVISTA A SPIKE LEE.

SCHEDA

Titolo originale: Do the Right Thing. Anno: 1989. Genere: drammatico. 114 min. Colore. USA. Regia: Spike Lee. Soggetto: Spike Lee. Sceneggiatura: Spike Lee. Fotografia: Ernest Dickerson. Musica: Bill Lee, Branford Marsalis, Terence Blanchard. Produzione: Spike Lee, Zimmie Shelton, Monty Ross, Joe Killik per 40 Acres & A Mule Filmworks. Interpreti: Ossie Davis, Danny Aiello, Giancarlo Esposito, Richard Edson, Spike Lee, Ruby Dee, Bill Nunn, John Turturro, Paul Benjamin, Rosie Perez, Robin Harris, Frankie Faison, Steve White, Leonard L. Thomas, Samuel L. Jackson.

RICONOSCIMENTI

LOS ANGELES FILM CRITICS ASSOCIATION AWARDS 1989: Miglior regia (Spike Lee), Miglior musica (Bill Lee), Miglior attore non protagonista (Danny Aiello).
NEW YORK FILM CRITICS CIRCLE AWARDS 1989: Miglior operatore (Ernest Dickerson).
CHICAGO FILM CRITICS ASSOCIATION AWARDS 1990: Miglior regista (Spike Lee), Miglior attore non protagonista (Danny Aiello).
IMAGE AWARD 1991: Miglior attrice non protagonista (Ruby Dee), Miglior attore non protagonista (Ossie Davis).

luglio 27, 2011 - Pubblicato da | Film per film

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