PULP FICTION
Cinico, ironico, immorale, corrotto. Pulp fiction è questo e ancora di più. E’ vendetta, onore, malavita. E’ Quentin Tarantino nella sua forma più pura. Prendete un cast stellare, mettetegli in bocca frasi ad effetto, munitelo di pistola e gettatelo nella mischia di una trama senza filo cronologico. Il risultato? Una pietra miliare del cinema moderno, sintesi di quella serie di b movies intrecciati ai classici noir che si eleva a mito, frutto di una genialità non convenzionale che è propria di Tarantino. Dopo il grande successo riscosso con Le iene, si torna a parlare di crimine organizzato senza cadere, però, nel banale errore di produrre inconsciamente un sequel o una brutta copia del film precedente. Nell’immaginario del regista, i cattivi sono sempre vestiti in abito nero -con cravatta stretta abbinata- e camicia bianca; fanno parte di un clan, al cui vertice regna un famigerato boss nel nome del quale si fanno sicari e celebrano in modo teatrale le loro imprese.
Qui la trama è dinamica e ricca di particolari, i protagonisti si muovono in una propria dimensione con lunghi dialoghi a volte logorroici; si parla di
inezie come di affari nei diversi contesti narrativi, sia prima di fare un colpo che durante una cena con la moglie del boss, evitando però di annoiare o far perdere l’attenzione dall’evolversi degli eventi. La forte spiritualità dello spietato Jules (Samuel L. Jackson) si confronta con il cinismo -a volte ottuso- del suo compare Vincent (John Travolta) in seguito a una sparatoria dalla quale escono illesi, generando una lunga discussione sull’intervento divino; la frustrazione repressa di Mia (Uma Thurman), la moglie del capo, incontra a sua volta i riguardi di Vincent, costretto a portarla fuori per farla divertire e a forte disagio per timore di accontentare troppo i suoi desideri, dove i momenti d’imbarazzo vengono sottolineati nella celebre domanda: “Non odi tutto questo? I silenzi che mettono a disagio. Perché sentiamo la necessità di chiacchierare di puttanate per sentirci più a nostro agio?”. Zucchino (Tim Roth) e Coniglietta (Amanda Plummer) sono i protagonisti del prologo, che è epilogo al tempo stesso, e discutono sul posto migliore in cui fare una rapina, decidendo infine di farlo sul momento nella caffetteria stessa in cui stanno facendo colazione. Dunque, i dialoghi sono la colonna portante della trama che a questo modo si arricchisce da sé, esaltando non solo l’opera nel suo complesso, ma anche e soprattutto il carattere dei personaggi, dando loro una reale personalità che supera la sceneggiatura scritta su carta.
Al 94° posto della classifica AFI dei Migliori film statunitensi di sempre, Pulp fiction si aggiudica l’esclusivo pass verso l’Olimpo hollywoodiano dei film intramontabili per la sua spregiudicatezza, segnando il punto di non ritorno verso un nuovo modo di fare cinema, dove la narrazione e la trama, a prima vista sparse in disordine sullo storyboard s’intrecciano, invece, in un incastro perfetto, unico e vero marchio di fabbrica di Quentin Tarantino.
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SCHEDA
Titolo originale: Pulp fiction. Anno: 1994. Genere: thriller, azione, drammatico. 154 min. Colore. USA. Regia: Quentin Tarantino. Soggetto: Quentin Tarantino, Roger Avary. Sceneggiatura: Quentin Tarantino. Fotografia: Andrzej Sekuła. Musica: Misirlou (Dick Dale & His Del-Tones). Produzione: A Band Apart, Jersey Films, Miramax Films. Interpreti: John Travolta, Samuel L. Jackson, Tim Roth, Amanda Plummer, Bruce Willis, Ving Rhames, Uma Thurman, Harvey Keitel, Christopher Walken.
RICONOSCIMENTI
FESTIVAL DI CANNES 1994: Palma d’oro (Quentin Tarantino).
NATIONAL BOARD OF REVIEW AWARD 1994: Miglior Film, Miglior regia (Quentin Tarantino).
LOS ANGELES FILM CRITICS ASSOCIATION AWARD 1994: Miglior film, Miglior regia (Quentin Tarantino), Miglior attore protagonista (John Travolta), Miglior sceneggiatura (Quentin Tarantino, Roger Avary).
NEW YORK FILM CRITICS CIRCLE AWARD 1994: Miglior regia (Quentin Tarantino), Miglior sceneggiatura (Quentin Tarantino, Roger Avary).
ACADEMY AWARDS 1995: Oscar per: Miglior sceneggiatura (Quentin Tarantino, Roger Avary).
GOLDEN GLOBE 1995: Miglior sceneggiatura (Quentin Tarantino, Roger Avary).
PREMIO BAFTA 1995: Miglior attore non protagonista (Samuel L. Jackson), Miglior sceneggiatura originale (Quentin Tarantino, Roger Avary).
DAVID DI DONATELLO 1995: Miglior film straniero (Quentin Tarantino), Miglior attore straniero (John Travolta).
KANSAS CITY FILM CRITICS CIRCLE AWARD 1995: Miglior film, Miglior regia (Quentin Tarantino).
INDIPENDENT SPIRIT AWADS 1995: Miglior Film (Lawrence Bender), Miglior regia (Quentin Tarantino), Miglior attore protagonista (Samuel L. Jackson), Miglior sceneggiatura (Quentin Tarantino, Roger Avary).
MTV MOVIE AWARD 1995: Miglior film, Miglior sequenza di ballo (Uma Thurman, John Travolta).
E’ arte! =)
http://www.flickr.com/photos/i-capture/16136112/
..è Tarantino! E di Bastardi senza gloria, che ne pensi? Per me se la gioca con Pulp Fiction!
Molte citazioni, molto fumetto, cinismo e gigioneria al massimo!! Ma far fare il cameriere per 20 secondi a Steve Buscemi è davvero un tocco di stile
Esatto, a quanto pare si tratta di una “ripicca” riferita a Le iene, in cui Buscemi si definisce contrario alle mance per i camerieri; bene, qui Tarantino lo fa servire ai tavoli capovolgendo la situazione. Geniale!