QUEI BRAVI RAGAZZI
Che i registi d’oltreoceano amino parlare della malavita italoamericana, non è certo una novità. Forse che sia un richiamo alle origini, quello di De Palma con il suo Gli intoccabili, di Coppola con la sua trilogia de Il Padrino e, ancora, di Martin Scorsese con Quei bravi ragazzi. Forse. Anzi, molto probabile. Ma certo non possiamo biasimarli, avendo loro arricchito la storia del cinema con tali pietre miliari, studiate minuziosamente e create ad arte.
Quei bravi ragazzi riflette
l’idea generale del mafioso dall’accento siculo, che si muove in una microsocietà dove l’origine italiana definisce un esclusivo clan in cui è impossibile salire al vertice, a meno che non si sia di sangue italiano al 100%. I personaggi principali si muovono nell’arco di una trentina d’anni per le strade di una New York in continua evoluzione, prima tramite il furto e il contrabbando, per poi gettarsi nello spaccio di cocaina. A differenza de Il Padrino, qui non si tratta di affari di famiglia, bensì di lealtà verso i soci, che col tempo diventano gli unici amici, secondo le due regole fondamentali cui devono sottostare: Non tradire gli amici, e Tieni sempre il becco chiuso; amici per necessità, sia chiaro. Quel genere di amici che, come racconta il protagonista, se bisogna farti fuori, non battono ciglio contro il boss. In sostanza, ognuno è abbandonato a se stesso e non deve azzardarsi a sgarrare. Ma più che sulla violenza o l’illegalità, Scorsese concentra le sue riflessioni sullo stile di vita dei gangster, un punto di vista al quale viene dato raramente ampio spazio, per dare invece maggior risalto all’azione. Qui, entrare a far parte di una banda significa appartenere a una famiglia estremamente allargata, significa ottenere a priori il rispetto altrui, essere accolti a braccia aperte dai negozianti, saltando la coda e allungando un centone nei loro taschini. La quotidianità del gangster ruota attorno al Copacabana, celebre locale dove il sabato sera si portano le mogli e il venerdì le amanti; le partite a poker col tavolo colmo di mazzette, un colpo di pistola come risposta a un offesa ricevuta, una pala pronta all’uso per far scomparire i cadaveri. Questa è la vita dei bravi ragazzi, e molto di più. E’ ciò che il protagonista, Henry (Ray Liotta), ha sempre sognato di diventare, e il motivo per cui si è unito alla banda dell’intoccabile Paul Cicero (Paul Sorvino). Henry racconta in prima persona la sua storia (a fine film se ne capirà il motivo), di quanto lo affascinasse la malavita, i suoi volti e le sue maniere, pur non essendo una persona violenta. E’ una storia costituita sui dialoghi e dagli sguardi, che concentra le proprie risorse sull’approfondimento di quei rapporti che si stringono tra i complici; amicizie costruite sull’apparenza, tanto profonde quanto mutevoli a seconda delle situazioni, calcate ad arte dall’antitesi tra i due non-protagonisti Jimmy (Robert De Niro), criminale a sangue freddo, e Tommy (Joe Pesci) una testa calda dal grilletto facile.
Martin Scorsese firma dunque un capolavoro del cinema americano tratto da Wiseguy, romanzo di Nicholas Pileggi, secondo il suo classico taglio che dà particolare attenzione ai dettagli della narrazione, tralasciando il dinamismo e concentrandosi invece sui fatti e il loro significato, dando una profonda personalità a quegli stralci di storia americana dei gangster di New York City.
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SCHEDA:
Titolo originale: Goodfellas. Anno: 1990. Genere: Drammatico, Gangster. 145 min. Colore. USA. Regia: Martin Scorsese. Soggetto: Nicholas Pileggi. Sceneggaitura: Nicholas Pileggi, Martin Scorsese. Fotografia: Michael Ballhaus. Musica: AA. VV.. Produzione: Irwin Winkler. Interpreti: Ray Liotta, Robert De Niro, Joe Pesci, Lorraine Bracco, Paul Sorvino, Frank Sivero, Tony Darrow, Mike Starr, Frank Vincent, Chuck Low, Frank DiLeo, Samuel L. Jackson, Gina Mastrogiacomo Charles Scorsese, Catherine Scorsese, Debi Mazar.
RICONOSCIMENTI:
MOSTRA INTERNAZIONALE D’ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA 1990: Leone d’Argento per la Miglior regia (Martin Scorsese).
NATIONAL BOARD OF REVIEW AWARDS 1990: Miglior attore non protagonista (Joe Pesci).
ACADEMY AWARDS 1991, Oscar per: Miglior attore non protagonista (Joe Pesci).
PREMIO BAFTA 1991: Miglior regia (Martin Scorsese), Miglior sceneggiatura non originale (Martin Scorsese, Nicholas Pileggi), Miglior Montaggio (James Y. Kwei, Thelma Schoonmaker), Migliori costumi.
KANSAS CITY CRITICS CIRCLE AWARDS 1991: Miglior film, Miglior regia (Martin Scorsese), Miglior attore non protagonista (Joe Pesci).
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