AURORA
Là dove sul grande schermo vengono a mancare colore e sonoro è necessario calcare la scena con la massima carica espressiva. E Friedrich Wilhelm Murnau, il regista di Aurora, è stata la persona più adatta per raggiungere tale esito. Non a caso egli è reputato, infatti, uno dei maggiori esponenti dell’espressionismo cinematografico tedesco (il Kammerspiel), nonché regista di capolavori assoluti.
Per chi non è troppo abituato a guardare vecchie pellicole mute, i cui vuoti vengono colmati con un accompagnamento musicale senza sosta, può non essere facile seguire interamente la trama. Ma è solo questione di pochi minuti, prima di essere rapiti dagli sguardi e dalle mosse teatrali di certi attori di vecchio stampo, che al giorno d’oggi sono tristemente in via d’estinzione.
Qui si parla di un con
tadino sposato (George O’Brien) che si invaghisce di una donna di città (Margaret Livingston). Disinvolta e sicura di se, questa gli suggerisce di far annegare la moglie gettandola in un lago e di fuggire con lei in città. Facile immaginare quanto difficile da interpretare sia la drammaticità della scena senza l’uso della parola, affidandosi solo all’espressività del viso. In un primo momento l’uomo rifiuta, aggredendo l’amante. Ma basterà un solo bacio appassionato a togliergli ogni dubbio e convincerlo definitivamente a compiere il gesto.Dall’altra parte abbiamo la presentazione della moglie (Janet Gaynor), una giovane donna dall’aria semplice i cui modi gentili e miti entrano in contrapposizione con l’emancipazione della donna di città. E’ curioso notare in questo caso la scelta del regista per la parte della protagonista. Si tratta della Janet Gaynor prima vincitrice del premio Oscar come miglior attrice (dell’edizione n.1, nel 1929), nonché la stessa Gaynor cui Walt Disney s’ispirò per disegnare le sembianze di Biancaneve. Il suo personaggio in questo film commuove e intenerisce per i modi dolci e delicati, che bloccheranno poi il gesto del marito dopo averle fatto credere di fare un giro in barca sul lago. Lei, in un primo momento terrorizzata per il gesto che l’uomo stava per compiere, trova la forza di perdonarlo grazie alle sue scuse disperate e bruciate dal senso di colpa.
Presi dall’euforia per la riappacificazione, i due coniugi passano una giornata in città all’insegna del divertimento e del romanticismo. Ironia della sorte vuole che al loro rientro in campagna vengano colti da un forte temporale in mezzo al lago e che la moglie cada disgraziatamente in acqua.
La tragedia pare aver seguito i piani della donna di città, che segue lo svolgersi degli eventi con un sorriso malizioso. Ciò che però non ha messo in conto, è il riavvicinamento dei due contadini e della disperazione dell’uomo amato, ora distrutto dalla perdita della moglie che verrà poi ritrovata da un vecchio marinaio.
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SCHEDA
Titolo originale: Sunrise: a song of two humans. Anno: 1927. Genere: drammatico, romantico. Audio: Muto. 97 min. Bianco e nero. USA. Regia: Friedrich Wilhelm Murnau. Soggetto: Hermann Sudermann. Sceneggiatura: Carl Mayer. Fotografia: Charles Rosher, Karl Struss. Musica: Erno Rapee. Produzione: William Fox per Fox Film Corporation. Interpreti: George O’Brien, Janet Gaynor, Margaret Livingston, Bodil Rosing, J. Farrel McDonald, Ralph Sipperly, Jane Winton, Arthur Housman.
RICONOSCIMENTI
ACADEMY AWARDS 1929, Oscar per: Migliore produzione artistica (20th Century Fox), Miglior attrice protagonista (Janet Gaynor), Miglior fotografia (Charles Rosher, Karl Struss).
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